
“Riconoscere la felicità è una forma di intelligenza. Perché molte volte la felicità ti passa accanto e tu non capisci che quello è un momento felice. Perché sei troppo presa o stanca.”
Michela Murgia
Michela Murgia non stava parlando di grandi traguardi.
Non stava descrivendo il giorno più bello della vita o l’evento, il momento atteso da mesi. Credo parlasse di qualcosa di più sottile e, per questo, più difficile da afferrare: la capacità di accorgersi della felicità mentre accade.
Non dopo. Non in retrospettiva, quando la fotografia di quel momento diventa il filtro con cui guardiamo il presente. Mentre accade.
Esserci
C’è una parola che sento come mia, nel quotidiano e con le Persone: presenza.
Non la presenza come performance, esserci per gli altri, essere efficienti, essere disponibili. Ma la presenza a sé stessi. Quella qualità dell’attenzione che permette di sentire davvero quello che stiamo vivendo, nel momento in cui lo stiamo vivendo.
È una capacità che si allena.
E che si perde facilmente, nel rumore delle cose della vita.
Quante volte, guardando indietro, ci capita di dire: “ero felice e non lo sapevo”?
Quel pomeriggio con Tommaso (mio figlio), a vedere una mostra e poi a mangiarci un gelato.
Quella cena con gli amici mentre la testa era ancora al lavoro.
Quel momento di quiete al mattino, prima che la giornata inizi.
La felicità era lì. Ma noi, forse, altrove.
Allenarsi a saper stare in quello che c’è
Michela Murgia chiama questo intelligenza, e trovo che sia proprio la parola giusta. Perché riconoscere un momento felice richiede qualcosa di preciso: la capacità di abbassare il volume di quello che non c’è per sentire quello che c’è. Di uscire dal pensiero per tornare al corpo, alla stanza, alla persona di fronte a te.
Non è scontato. Non è automatico.
È una scelta che si può imparare.
Nelle mie sessioni accompagno le persone a ritrovare esattamente questo: il filo che li riconnette a quello che sentono, vogliono, vivono adesso, non in un futuro ideale.
Non si tratta di essere positivi. Non si tratta di “vivere nel presente” come slogan.
Si tratta di sviluppare un’attenzione più gentile verso sé stessi. Un ascolto.
Quello che rimane, quando smetti di correre, è spesso più ricco di quanto pensassi.
Hai mai avuto la sensazione di esserti perso un momento che, solo dopo, hai capito essere stato importante?
Se vuoi esplorare come ritrovare questo tipo di ascolto, sono qui.